Informarsi per essere consapevoli: lo spirito della Cambusa Critica

Informarsi per essere consapevoli: lo spirito della Cambusa Critica

La farina e derivati sotto la lente della C.C.

È importante sapere che i paesi dai quali proviene il grano che utilizziamo ogni giorno nelle nostre cucine sono svariati: Canada, Turchia, Ucraina, Russia

Nello scorso mese di giugno mentre iniziava la mietitura, una nave battente bandiera canadese è attraccata al porto di Bari con un carico di 50 mila tonnellate di frumento. Le proteste di centinaia di cerealicoltori non si sono fatte attendere, le ragioni del dissenso erano: quotazioni dei cereali su valori più bassi di 30 anni fa, perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, rischio ambientale e desertificazione per quasi 2 milioni di ettari di terreni (il 15% della superficie agricola nazionale).

La pasta tra gli scaffali dei supermercati può esibire in bella mostra il marchio “made in Italy”, in virtù del fatto che, a norma di legge, è sufficiente che l’ultima trasformazione sostanziale avvenga in Italia perché ne acquisisca la provenienza. E la cosa non si ferma alla pasta: olio, pomodoro, caffè, miele e latte sono solo alcune materie prime soggette ad importazione.

La maggior parte dei consumatori italiani, sono ignari della reale provenienza del prodotto sul mercato, perché non è obbligatorio che la tracciabilità del processo produttivo venga indicata in etichetta.

L’importazione di materie prime da altri paesi, oltre a poter influenzare la società, l’economia e l’ambiente può andare ad intaccare anche la salute. Infatti tali prodotti, sono soggetti a vincoli normativi di produzione differenti da quelli del paese destinatario (l’Italia vieta l’uso del Glifosfato), inoltre spesso e volentieri vengono lasciati in magazzini in attesa delle condizioni di mercato più favorevoli alla vendita, o per raggiungere il paese di destinazione, distanti spesso diverse migliaia di chilometri,  fanno viaggi molto lunghi stoccati in navi che non garantiscono le condizioni ottimali per il trasporto. Tutto questo può portare allo sviluppo di micotossine dannose alla salute perchè possono causare il cancro, recare disturbi a livello estrogenico, gastrointestinale e renale. L’organizzazione mondiale della sanità WHO, in una recente pubblicazione, ha chiesto l’impegno della comunità internazionale affinchè si riduca l’esposizione a queste sostanze.

Attenzione però a demonizzare l’importazione di materie prime dall’estero, non sempre è tutto oro ciò che luccica… nonostante le analisi e le ispezioni periodiche anche i produttori italiani non sempre sono esenti da critiche (micotossine nella pasta, Glifosfato i test sugli alimenti, test GranoSalus sulla pasta, …)

La diffusione delle intolleranze alimentari

È un dato ormai certo, cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari, tra cui la più frequente: la celiachia. Secondo quanto rilevato dall’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti, crede possa esserci una relazione indiretta tra la celiachia e la presenza di micotossine nei nostri alimenti. Queste infatti attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi.

La legge della domanda e dell’offerta vs l’ambiente

L’Italia ed il Canada sono i più grandi produttori di grano duro al mondo e nonostante tutto non riusciamo a coprire la domanda con la produzione interna per cui l’importazione è l’unica soluzione plausibile. Che riflesso ha questo traffico di merci sull’ambiente? Basti pensare alle migliaia di tonnellate di CO2 che vengono emesse dalle navi che compiono questi lunghi viaggi, o dalle centinaia di camion che sono impiegati per il carico e scarico delle merci. A chi giova tutto questo? Come se non bastasse le importazioni costringono ad un confronto, per via della concorrenza dei prezzi, spesso impari che ha serie ripercussioni sull’economia locale e provoca una sempre più diffusa scomparsa delle nostre produzioni regionali.

Olio di palma, un monito esplicito?

L’industria dell’olio di palma, recentemente nell’occhio del ciclone, è un esempio tangibile di come l’economia su larga scala viaggi su binari lontani da quelli quelli del rispetto ambientale. Parliamo di serie conseguenze sul cambiamento climatico e sulla biodiversità della foresta pluviale nel sud-est asiatico.

Se a questo si aggiunge che le industrie che producono olio di palma beneficiano di lavoro minorile o forzato il cerchio è completo. Associazioni come Amnesty International denunciano da anni la violazione dei diritti umani ad opera delle multinazionali come Colgate-Palmolive, Elevance, Kellogg’s, Nestlé, Procter & Gamble, Reckitt Benckiser e Unilever!!! Sfruttamento minorile e pessime condizioni di lavoro sono all’ordine del giorno ed i poveri lavoratori si vedono costretti ad accettare condizioni lavorative a limite dell’umano, affrontando situazioni di pericolo e come se non bastasse anche soprusi.

La realtà delle multinazionali ed il loro operato disumano

Mc Donald

Questa società spende miliardi di dollari in pubblicità e promozioni  e sostiene nella sua “Guida Nutrizionale” che l’alimentazione fast food è sana e nutriente omettendo invece come questa sia ricca di grassi e zuccheri mentre sia carente in fibre vitamine e sali minerali (Super size me, inchiesta sul cibo dei fast food).

La carne utilizzata viene prodotta in allevamenti intensivi procurando grossa sofferenza degli animali e per permetterlo, la stessa Mc Donald’s ha ammesso di aver deforestato ampie zone tropicali e di aver utilizzato sostanze chimiche in dosi massicce. Anche in questo caso le condizioni dei lavoratori non sono delle migliori. Ricevono bassi salari, non vengono retribuiti gli straordinari e sono soggetti ad incidenti sul lavoro (Cibo SPA inchiesta sulle multinazionali del settore alimentare in USA)

Chiquita, Del Monte e Dole

Chiquita è coinvolta in numerosi scandali, episodi di corruzione, colpi di stato, scioperi repressi nel sangue, rapimenti ed estorsioni. Utilizza massicce quantità di pesticidi, erbicidi e insetticidi e impone prezzi bassissimi delle aziende da cu si rifornisce approfittando della sua posizione di potere. I lavoratori sono sottopagati e senza alcuno assistenza medica.

Coca Cola e Pepsi

Queste aziende sono stata accusate di ecocidio per eccessivo sfruttamento delle risorse idriche, per aver contaminato con elementi cancerogeni una vasta area coltivabile dell’India sud-occidentale e per una feroce persecuzione dell’attività sindacale. La Coca Cola è finita nell’occhio del ciclone per aver ingaggiato squadroni della morte paramilitari, colpevoli di omicidio, torture e rapimenti nei confronti dei membri del sindacato.

Il latte in polvere e la Nestlè (e non solo)

In un comunicato dell’ UNICEF si legge “Un bambino allattato con latte in polvere è 25 volte più a rischio di morire di dissenteria di uno allattato al seno, in posti dove l’acqua non è sicura”. Le grandi multinazionali che producono latte in polvere sono state spesso chiamate in causa per aver promosso l’adozione di sistemi di allattamento alternativi per promuovere i propri prodotti in paesi in via di sviluppo. L’Organizzazione Mondiale  della Sanità (OMS) e l’UNICEF sono stati i capofila della promozione dell’allattamento al seno per contrastare una pericolosa tendenza che si è andata diffondendo in questi paesi.

La Nestlè è stata spesso investita da campagne di boicottaggio a causa proprio di questa politica di marketing, protrattasi negli anni. Come se non bastasse è stata messa sotto torchio per l’utilizzo di OGM e costretta a rendere identificabili i prodotti che ne fanno uso. È stata accusata inoltre di sfruttamento della manodopera poi ridotta in schiavitù (compresa manodopera minorile) ed è ritenuta responsabile della deforestazione dei polmoni della terra.