#paroladelgiorno

Il nostro Baloo, don Carmelo Gentile, vice parroco della parrocchia Santa Lucia di Lecce, condivide con noi il commento alla #paroladelgiorno:

 

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PAROLA DEL GIORNO: la vostra tristezza si cambierà in gioia.
Gv 16,16-20

"Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete"

Gesù continua ad essere enigmatico e incomprensibile nei suoi discorsi ai discepoli.
Oggi sembra voler giocare a nascondino quando dice chiaramente che per un po’ di tempo non lo vedranno più.

Ma cosa ha in mente Gesù? Perché dice che tra un poco non lo vedranno?
Noi che già conosciamo l’evolversi degli eventi sappiamo bene che si tratta della sua morte. Gesù quindi sta preparando i discepoli a ciò che, di lì a poco, dovranno affrontare.

Mi vedrete morire, dice Gesù, è questo vi porterà a non vedermi più.
Gesù è consapevole che la morte e il dolore portano l’uomo a vivere una sorta di “miopia spirituale”.
Gesù sa benissimo che noi, nella morte, difficilmente riusciamo a vedere Dio.

Ecco perché dice ai discepoli, e oggi lo dice ad ognuno di noi, che ci possono essere eventi nella vita che ci impediscono di vedere Dio, ma questo non vuol dire che Lui non ci sia, infatti lo ripete: sarete nella tristezza, è inevitabile, ma questa vostra tristezza si cambierà in gioia.

Santa Teresa di Calcutta di fronte alla povertà e alla miseria arrivò a dire: “C’è tanta contraddizione nella mia anima: un profondo anelito verso Dio, così profondo da far male, e una sofferenza continua, e con essa la sensazione di non essere amata da Dio, di essere rifiutata, vuota, senza fede, senza amore, senza zelo... Il Cielo non significa nulla per me: mi sembra un luogo vuoto! […] Signore mio Dio, chi sono io perché Tu mi abbandoni? [...]. Chiamo, mi aggrappo, amo però nessuno mi risponde, nessuno a cui afferrarmi, no, nessuno. Sola, dov’è la mia fede? Persino nel più profondo non c’è nulla, eccetto vuoto e oscurità, mio Dio”.

Dalle lettere possiamo intuire che questa oscurità accompagnò Santa Teresa fino alla morte, con una breve parentesi nel 1958, durante la quale poté scrivere: “Oggi la mia anima è colma d’amore, di gioia indicibile e da un’ininterrotta unione d’amore”

Nonostante quell’oscurità, quel non vedere Dio che Santa Teresa ha vissuto per tutta la vita, nonostante tutto alla fine quella tristezza in qualche modo si trasformata in gioia.
Ecco che oggi non siamo qui per dare una spiegazione a questo non vedere, a questa oscurità, ci sono e non sappiamo perché! Ma siamo qui per continuare a vivere nonostante tutto, nella speranza che ogni nostra tristezza sarà mutata in gioia.

cg #paroladelgiorno
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PAROLA DEL GIORNO: DUE ALI PER VOLARE
Gv 16,5-11

"…vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito".

I discepoli non riescono ad accettare che Gesù, con così tanta leggerezza, li stia abbandonando.
Sono tristi.
Tristi e consapevoli che senza il maestro non sarebbero mai più stati in grado di camminare avanti. Con Gesù sarebbe scomparso quel conforto che solo la vicinanza di Dio poteva dare. Con Gesù si sarebbe dileguata la certezza di essere visti da quel Dio che, attraverso i suoi occhi, continuava a guardarli e a proteggerli. Niente Gesù. Niente Dio.
Consapevoli che presto sarebbero stati orfani, i discepoli sconfitti e abbarbicati alla loro tristezza sembrano decisi ad arrendersi. Non avrebbero più spiccato il volo nella ricerca del Padre. Dopo tutto senza Gesù sarebbe stato impossibile! Era lui ad avere le ali. I discepoli, soli, non avrebbero più volato.

Questi discepoli, tristi e arrendevoli, mi hanno fatto venire in mente un racconto di Bruno Ferrero. Non mi stancherò mai di dire che, dal mio punto di vista, i racconti ci aiutano molto più dei manuali di teologia o dei libri di spiritualità nel nostro cammino di fede.

Ed è per questo che oggi vi leggerò il racconto del FALCO PIGRO che, credetemi, somiglia tanto ai discepoli del brano di oggi, così come somiglia tanto a ognuno di noi.

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato. «E l'altro?» chiese il re.
«Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo».
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco. Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté schiodare il falco dal suo ramo. Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte.
Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema. Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino. «Portatemi l'autore di questo miracolo», ordinò.
Poco dopo gli presentarono un giovane contadino. «Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?», gli chiese il re.
Intimidito e felice, il giovane spiegò: «Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare».

Se Dio non avesse permesso al giovane di tagliare quel ramo, il falco non si sarebbe mai reso conto di avere le ali.

Gesù lo dice chiaramente ai suoi discepoli: se non me ne vado non verrà a voi il Paraclito, se non taglio quel ramo non troverete mai in voi la forza dello Spirito che vi permetterà di volare.

Siamo tutti nati per volare, ma a volte ci sediamo sui nostri comodi rami casalinghi, abbarbicati alle cose che per noi sono familiari. Le possibilità sono infinite, ma per molti di noi, rimangono inesplorate.
Quello che è successo al pennuto di questa bellissima storia è ciò che ci succede quando riusciamo ad allontanarci dalla nostra cosiddetta "zona di comfort", superando le paure e i limiti che spesso ci tengono bloccati.

E allora via la tristezza e la paura. In quanto battezzati abbiamo le ali. Abbiamo una forza enorme che viene dallo Spirito Santo che agisce e prega in noi. Che aspettiamo ad usarla?

Dobbiamo diventare cristiani adulti. Non dobbiamo aspettare tristi che Dio ci guidi e ci risolva i problemi. Ma dobbiamo alzarci e affrontare i problemi con quella forza che è in già in noi.

Che la forza dello Spirito Santo aiuti ciascuno di noi a volare sopra le sofferenze che ogni giorno la vita ci costringe ad affrontare.

cg #paroladelgiorno
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Amen!🙏❤️

PAROLA DEL GIORNO: SIGNORE INSEGNACI A PREGARE
Gv 14,15-21

Ultimo discorso di Gesù ai suoi discepoli.
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito.

Proviamo oggi a entrare in questo pregare di Gesù.
Dopo tutto è proprio questo uno dei più grandi desideri di ogni discepolo, un desiderio che spesso si è esplicitato nella domanda rivolta a Gesù: Signore insegnaci a pregare!

Noi, più di ogni altra cosa, desideriamo capire cosa sia la preghiera, come dobbiamo pregare.

Per fare questo non ci sono scorciatoie: dobbiamo osservare Gesù ed entrare, come ho detto all’inizio, in questo suo pregare.

IMPARARE A PREGARE è fondamentale, perché la preghiera contiene, in qualche modo, alcuni frammenti visibili dell’immagine di Dio.

Pregare significa mostrare questi frammenti al mondo: questo vuol dire che la preghiera è anche testimonianza… ecco perché dobbiamo stare molto attenti a come preghiamo, perché pregare male significa mostrare a chi ci cammina accanto un’immagine inautentica di Dio!

Chiediamoci allora come è stata la nostra preghiera in questo tempo di prova.
Chiediamoci sinceramente, come singoli e come chiesa, quale dio abbiamo mostrato con la nostra preghiera!

Partiamo dai preti che hanno portato statue di santi e madonne per le strade vuote dei nostri paesi.
Pensiamo ai preti che hanno portato a spasso queste statue su discutibili camioncini, agghindati a festa come fossero signore d’altri tempi.
Ricordiamo il Santissimo Sacramento esposto dall’alto di un aeroplano.
E poi pensiamo al crocifisso tirato fuori perché si dice che abbia scongiurato la peste in tempi passati.

Tutti questi fenomeni hanno mostrato al mondo una precisa idea di Dio: da una parte il Papa, a San Marcello, ha chiesto all’Onnipotente la fine della pandemia; dall’altra oggi vediamo Gesù che chiede la presenza dello Spirito nel cuore dei discepoli. Non chiede la fine delle avversità, ma la forza per affrontarle, quella forza che viene nella misura in cui lasciamo agire lo Spirito Santo in noi. Due modi di pregare evidentemente differenti.

Paolo Scquizzato, in un’interessante intervista per presentare un libro di cui lui è curatore, LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO, lo dice con chiarezza: “Faccio fatica a concepire ancora un dio teista, cioè un dio lassù, in un’immensa sala di regia che vede, che guarda, che muove le cose, che se invocato allora agisce”.

Dio per molti avrebbe bisogno di essere invocato! Forse perché nel frattempo si è addormentato?

Il 14 maggio l’Alto Comitato per la fratellanza umana ha invitato tutti al digiuno e alla preghiera per invocare l’aiuto di Dio in questo momento difficile, per chiedere quindi, proprio come fece Gesù, la forza dello Spirito che aiuti ognuno di noi a fare la sua parte, non per chiedere che Dio ponga fine a tutto!

Etty Hillesum scriveva nel suo diario: IO SO CHE TU NON PUOI AIUTARE NOI, MA SIAMO NOI A DOVER AIUTARE TE.

Ecco che, prendendo in prestito le parole di Paolo Scquizzato, possiamo affermare che la preghiera non è un domandare per avere, ma è un aprirsi alla Grazia per essere.

Oggi Gesù ci insegna che pregare significa accogliere il Paraclito, lo Spirito nel nostro cuore affinché, attraverso di noi, possa agire!

Oggi Dio ci chiede di smettere di aspettare i miracoli, perché solo così saremo in grado di compiere questi miracoli.

Sento che Dio ci sta chiedendo proprio questo: il coraggio di fare miracoli!
In questo 2020 non siamo chiamati a supplicare Dio affinché agisca ma, paradossalmente è lui che ci sta chiedendo di agire.

La domanda giusta non è DIO DOVE SEI?, ma UOMO DOVE SEI? Perché non ti alzi? Adamo dove sei? Dove sei di fronte al male e alla sofferenza, di fronte al bisogno dei tuoi fratelli?
Dio oggi è tra i banchi vuoti delle nostre chiese, in ginocchio, e ti prega: DOVE SEI?
cg

#paroladelgiorno
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La pandemia mi ha dato modo di riflettere e mi ha "regalato "un po' di risposte nel merito. ..nel mio piccolo ne faccio tesoro ...ma è difficile don Carmelo. ...tanto!!!! A domani ❤

Soffermarci a riflettere sulla citazione di una vittima dell'Olocausto ci aiuta a capire quanto sia vera ed attuale la meditazione del nostro don Carmelo.

Che bello leggerti e pensare.Sei proprio bravo!💕

"...uomo dove sei?" ❤️🙏

Grazie 😊 spunti di riflessione che mettono in discussione il mio percorso di fede ed è giusto così. Non sono e non arriverò mai perché la strada verso Gesù è in salita passo dopo passo, ogni giorno con tanti ostacoli, limiti che bisogna mettere da parte senza se e senza ma❣️

Lo scorso anno passavo spesso vicino ad una chiesa fuori dalla quale c'era un cartellone su cui c'era scritto: "Dio dimmi, non dammi". Queste parole furono spunto di riflessione importante per me, e pensai che effettivamente pregando chiediamo spesso di avere, di ricevere, come se Dio dispensasse aiuti a tutti. Così iniziai a cercare di convertire il "dammi" in "dimmi". Non è semplice. Ancora non ce la faccio. Perché è al "dammi " che siamo abituati e siamo stati educati. Forse se non esistesse quel "dammi" molte meno persone pregherebbero e frequenterebbero le chiese... Perché pregare Dio affinché ci "dica" e non perché ci "dia"? Cosa dovrebbe dirci? E poi anche andando a messa la domenica, si sente spesso parlare di miracoli e poi.... la Medaglia miracolosa, le intercessioni dei Santi, le novene... non sono preghiere anche quelle? Perché fanno sempre riferimento alla richiesta di grazie? Don Carmelo, lei è un faro per me e Dio la benedica sempre, ma le assicuro che non è semplice pensare in questo modo, pregare come lei ci insegna... siamo uomini, peccatori, limitati... Le voglio bene 🙏

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